IL
POSTULATO DELLE PARALLELE di Riemann
Questo pensiero fu seguito da riflessioni
sul postulato delle parallele che erano simili a quelle di Lobacevskij e di
Bolyai ma che in questo caso condussero a una conclusione diversa. Quando R si
muove verso sinistra lungo L (fig. 5) e Q si muove verso destra,
i due punti devono in definitiva incontrarsi poiché Riemann supponeva che la
linea L sia finita. La linea PR ruoterà dunque attorno a P fino
a incontrare la linea PQ,, senza però mai perdere il contatto con L. Ossia
per P non dovrebbe passare alcuna linea parallela a L. La figura 5
non ci dice in che modo questa rotazione completa di PR attorno a P sia
possibile con la nostra concezione usuale della linea retta, ma il disegno non
vuol far altro che suggerire il pensiero di Riemann. Queste
riflessioni suggerirono a Riemann l'opportunità di adottare, assieme alla
finitezza della linea retta, un postulato che negasse l'esistenza di linee
parallele.
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Fig. 5. La
base geometrica del postulato delle parallele di Riemann.
Come se queste due discordanze da
Euclide non fossero sufficienti, Riemann ne propose una terza: invece di
supporre che due punti determinino una e una sola linea, Riemann adottò il
postulato che due punti possono determinare più di una linea. La geometria di
Riemann, come quella di Lobacevskij e di Bolyai, ha alcuni teoremi in comune
con Euclide. Il teorema che angoli retti siano uguali e il teorema che angoli
opposti a lati uguali di un triangolo sono anch'essi uguali vale in tutt'e tre
le geometrie, poiché questi teoremi dipendono solo da assiomi comuni a tutt'e
tre le geometrie. Alcuni teoremi della geometria di Riemann che differiscono da
quelli di Euclide sono sorprendenti. Ad esempio: tutte le linee
perpendicolari a una linea retta si incontrano in un punto (fig. 6). Un
altro fatto che si presenta in questo strano mondo è che due linee rette
delimitano un'area (fig. 7). Come nella geometria di Lobacevskij e di
Bolyai, troviamo che triangoli che sono simili sono anche congruenti. Altri
due teoremi potrebbero quasi essere previsti. Il primo dice che la somma
degli angoli di un triangolo è maggiore di 180 gradi. Il secondo dice che, di
due triangoli, quello con superficie maggiore ha la somma degli angoli
maggiore.
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Fig. 6 Fig. 7