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RECENSIONE
TITOLO: Con gli occhi chiusi
AUTORE: Federigo Tozzi
CASA EDITRICE: Treves
ANNO DI PUBBLICAZIONE:
L'opera di Tozzi è un romanzo che possiamo dividere in due parti. La prima tratta principalmente di Domenico Rosi, proprietario del podere di Poggio a' Meli, la seconda invece vede al centro Ghisola e il rapporto con Pietro ( figlio di Domenico). Tramite questo rapporto possiamo comprendere il pessimismo radicale di Tozzi.
L'autore, infatti, studia i personaggi secondo la psiche, possiamo notare come Pietro è un ragazzo passivo, inattivo, incapace di reagire con forza e decisione di fronte al mondo e alle sue vicende. Anche se disobbedisce al padre ci mette del tempo ad acquistare una sua propria autonomia e ad andare contro il carattere irascibile, duro e dispotico del padre, abituato solo a dominare e ad essere rispettato.
La figura del padre è una figura che potremmo definire autoritaria, solida e risoluta, la sua podestà non è discussa. Pietro, invece, è l'opposto. E' un adolescente sognatore e ingenuo, che non sa distinguersi dagli altri, è incapace di spiccare, riesce a distruggere ciò che gli sta intorno ma non sa costruirsi una nuova vita. Rifiuta di essere come suo padre, finisce così con il diventare uno spettro della società.
Se si pensa al suo modo di pensare, al suo modo di atteggiarsi con Ghisola, di cui più che della persona ama la concezione che si è creato di lei, vediamo che è incapace di amare realmente. Lui non ama la realtà, lui ama un'idea e la ama in modo possessivo, vuole impadronirsi di ciò che ama fino a disperarsi.
Vorrebbe che Ghisola placasse le sue pene, i suoi tormenti, vorrebbe che fosse sua legalmente, moralmente, socialmente.. vorrebbe che fosse sua in tutto e per tutto. Quando però si accorge che la realtà è ben diversa dalla sua immagine mentale smette di amare, abbandona la sua idea, come vediamo infatti accadere alla fine.
Pietro riceve una lettera anonima con scritto che Ghisola lo tradiva e lui la trova nel posto indicato (un bordello). Ghisola è li con una levatrice, che poi Pietro manda via per restare solo con lei. Lui vorrebbe chiudere la porta ma lei si alza e gli dice di lasciar stare.. "Allora egli, voltandosi a lei con uno sguardo pieno di pietà e di affetto, vide il suo ventre. Quando si riebbe dalla vertigine violenta che l'aveva abbattuo ai piedi di Ghisola, egli non l'amava più.".
Termina così il romanzo, lasciando un senso di negatività anche nel concetto dell'amore e dell'affettività. Nel mondo che ci propone Tozzi c'è spazio solo per dolore e sofferenza, per inganno e menzogna, il male domina questo mondo e gli uomini ne sono sopraffatti, incapaci di sovrastare questo senso di inettitudine e inadeguatezza che li avvolge.
Tozzi analizza la società, analizza le vite contadine, per questo verso lo possiamo legare a Verga perchè, come lui, ci dona un ritratto autentico di uno spezzone d'Italia. Non lo possiamo però legare a lui per quanto riguarda il rapporto autore - personaggi, in quanto Verga è distaccato, Tozzi invece crea un' unione, si immedesima nella vita dei personaggi in quanto rispecchiano la sua. Questo immedesimarsi è un po' come provare le stesse sofferenze, provare le stesse sconfitte, provare le stesse incapacità.