Romanticismo e Illuminismo a confronto
A tutta prima
l'avvento dell'irrazionale, se così possiamo considerare il sentimento,
l'immaginazione, l'istintività, sembrano collocare il Romanticismo in
posizione antitetica al razionalismo illuministico: in effetti dell'Illuminismo
accoglie il principio di rinnovamento e di liberazione civile-spirituale da esso
promosso nella seconda metà del Settecento; all'Illuminismo si oppone in
quelli che possono essere considerati i due miti fondamentali della dottrina
illuministica: il primato dell'intelletto e la progressiva ascesa del genere
umano.
Minata con il dubbio
razionalistico la religione, impugnata la legittimità dei privilegi di
determinate classi sociali, misconosciuto il valore della tradizione, l'uomo
romantico si ritrova solo in mezzo a tante rovine (crollo dell'ordine antico,
rivoluzione, lotte nazionali, epopea napoleonica, caduta dell'Impero,
Restaurazione) e sente che deve ricominciare da capo a ricostruirsi il mondo
interno ed a comprendere il mondo esterno; ma, spaurito dinanzi alla
grandiosità dell'impresa, avverte nuovamente il senso misterioso della natura che non riesce a dominare, comprende
che la verità è frutto di un lungo travaglio e di continue evoluzioni, che la
bellezza non può essere qualche cosa di immutabile, che la conoscenza è
faticosa conquista di tutto il genere umano. Alla amarezza ed al disinganno
ingenerati da una tale scoperta riaffiora in lui un rinnovato bisogno di
interiorità, per ricercare in sé quanto ancora di valido sussista ai fini di
una tale ricostruzione; un rinnovato bisogno di conoscere le esperienze
compiute dai suoi predecessori per trarne utile ammaestramento; una rinata
consapevolezza della presenza di una divinità nella successione degli eventi
dei popoli, così come dei singoli individui. Sono queste - interiorità, senso della storia, religiosità - le sue prime ed
importanti conquiste.
Interiorità significa conoscenza
di se stesso, delle proprie forze e delle proprie responsabilità, ma anche
della disperata solitudine in cui si viene a trovare: il sogno classico di una
perenne serenità scompare di fronte agli infiniti ostacoli che si ergono
innanzi all'uomo; la vita assume per lui l'aspetto di forza dinamica, di
tumultuosa passione; la felicità si trasforma in vaga illusione che può per un
attimo affascinare, ma che si disinganna al contatto con la realtà. Il poeta
romantico si rende conto di tutto questo e, ritrovandosi fragile creatura in balia di forze a lui superiori ed
ostili, si rattrista, si travaglia, soffre, e canta liricamente il suo
dolore e la sua tristezza (Leopardi), oppure narra autobiograficamente la
storia segreta del proprio lo (Confessioni
di Rousseau, Diario intimo del
Tommaseo).
Alla storia il Romanticismo ritorna perché
essa equivale alla soggettiva esperienza dei popoli nel continuo fluire delle
vicende umane. È questo il particolare significato dello storicismo romantico,
a fronte dell'antistoricismo illuministico: da un canto ci si preoccupa ora di
scoprire, attraverso la ricerca di documenti letterari e culturali delle epoche
lontane, le segrete forze vitali che hanno agito, nei periodi di buona e di
avversa fortuna, sul destino dei singoli popoli (e ciò sarà di stimolo all'insorgere delle molte rivoluzioni che tra
il 1830 ed il 1848 portarono all'indipendenza alcune nazioni europee),
dall'altro si gettavano le basi, e quanto solide lo dirà il tempo, di una
concreta riforma civile destinata a mutare il volto della società moderna,
nonché di quel moderato liberalismo che, sorto quale compromesso fra le
astratte esigenze rivoluzionarie e le condizioni reali della società, concorse
validamente al trionfo, in tutto l'Occidente, degli ideali democratici. Più specificatamente, questo ritorno al
passato è soprattutto ritorno al Medioevo, all'età, cioè, in cui ha
termine la storia antica di Roma, cara alla tradizione classica, ed ha iniziola
storia moderna, che vede l'incontro delle genti germaniche con il
cristianesimo: le vicende di tale età agiscono efficacemente sulla
formazione delle coscienze nazionali nella lotta contro l'oppressione dei potenti
e contro la schiavitù degli stranieri (Adelchi di Manzoni).
L'esame più
approfondito delle attività umane, tutte interdipendenti e tutte rivolte ad un
fine, di cui si avverte l'esistenza ma di cui si ignorano le risultanze future,
richiama nuovamente l'uomo romantico a quei tradizionali valori religiosi che, rifiutati dall'ateismo illuministico, tornano
a rappresentare, per le anime sconvolte dalla crisi, un sicuro rifugio ed un
prezioso elemento consolatore. Questa religiosità si rivolge sempre in immediatezza
di sentimento del divino, e presuppone sempre la coscienza di una comunione
dello spirito con l'infinito: essa costituisce una componente, e non la
meno importante, di quell'interiorità che caratterizza il Romanticismo europeo.