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LETTERATURA ITALIANA
ANALISI DELLE POESIE DI QUASIMODO E FORTINI
Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti ammazzati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Canto
degli ultimi partigiani
Sulla spalletta del ponte
La testa degli impiccati
Nell'acqua della fonte
La bava degli impiccati.
Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull'erba secca del prato
I denti dei fucilati.
Mordere l'aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d'uomini
Mordere l'aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d'uomini.
Ma noi s'è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l'hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.
Commento
La poesia di Quasimodo "Alle fronde dei salici" e la poesia di Fortini "Canto degli ultimi partigiani" sono state ispirate dalle tragiche vicende della seconda guerra mondiale, dove i poeti hanno vissuto questa esperienza in prima persona. Di fronte agli orrori, ai mali della guerra, i poeti non potevano scrivere poesie, ma solo agire.
La poesia di Quasimodo inizia e termina riecheggiando il canto biblico del Salmo 136 della Bibbia, che esprime il dolore degli ebrei durante la schiavitù in Babilonia. Come gli ebrei non possono inoltrare il loro canto a Dio durante l'esilio e la schiavitù, così la poesia non può tacere di fronte alla violenza della guerra che colpisce i più deboli, lacera i più sacri vincoli d'amore, cancella ogni forma di umana compassione.
Particolarmente forti, dure, crude sono le immagini di questa poesia: morti nelle piazze, la madre che vede il figlio crocefisso sul palo del telegrafo. Il poeta per meglio farci comprendere quel particolare momento crea: una sinestesia con "urlo nero", è l'accostamento di sensazioni diverse (urlo sensazione uditiva con nero sensazione visiva) avvertite simultaneamente, una metafora con "lamenti d'agnello", è una sostituzione di una parola con un'altra che sta con la prima in un rapporto di somiglianza, un'analogia con "figlio crocefisso", è una metafora dallo spiccato valore aggiuntivo in quanto è basata sul repertorio di immagini e sensazioni che appartiene al poeta. Il silenzio della parola poetica dunque è il segno di pietà e di rispetto per chi soffre, è il sacrificio del poeta che soffre in voto a Dio la sua rinuncia al canto, è protesa contro le atrocità commesse. Il testo della poesia di Quasimodo è costituito da una sola strofa e presenta due periodi: il primo è una lunga interrogazione, il secondo una rapida dichiarazione. I temi principali esposti sono due: i mali della guerra che non lascia spazio ad alcuna pietà e la poesia come impegno civile, per rifare l'uomo e con esso la società, addirittura dagli orrori della guerra. Possiamo affermare che il gesto di appendere le cetre alle fronde dei salici, può essere però inteso anche come allusione al mutamento della poesia di Quasimodo. Egli abbandona la cetra, simbolo di lirica pura, individuale, per approdare ad una poesia corale, profondamente calata nella tragicità della storia.
La poesia di Fortini è una poesia vicina ai modi del cosiddetto Neorealismo, e più in particolare a quelli propri dei canti popolari. Il testo conserva alcune caratteristiche essenziali: il lessico povero, il ritmo elementare e cadenzato, la corrispondenza immediata di interi versi e di singole parti, estesa in forme schematiche, all'interno della poesia.
Nei vari passaggi della poesia di Fortini, il messaggio risulta agevolmente comprensibile e trasmissibile, in quanto a differenza di Quasimodo, usa un linguaggio comune in modo da risultarne facile la memorizzazione. Al contrario Quasimodo come visto in precedenza per trasmettere il messaggio usa un linguaggio più poetico, usando figure retoriche, sinestesie, analogie, e metafore. Il messaggio datoci da Quasimodo è, in che modo sia possibile scrivere poesie durante un periodo così atroce come la seconda guerra mondiale, caratterizzata dalla crudeltà dei nazisti, dalla morte, dal pianto dei bambini e dalle madri che cercano i lori figli. Emerge qui la desolazione della poetica, ancora più drammaticamente, il poeta, si sente l'esiliato e constata la propria importanza a parlare di tanti orrori e di tante tragedie. Come segno di protesta per tutto questo orrore il poeta richiama al salmo della Bibbia che fa riferimento alla deportazione degli ebrei a Babilonia, quando i poeti si rifiutarono di cantare per i loro oppressori e appesero le cetre ai salici di quella terra; mentre il messaggio di Fortini è di libertà dove l'orrore dei cadaveri abbandonati, in immagini raccapriccianti, rappresenta il venir meno di ogni umanità, ma vale anche come testimonianza dell'amore per la libertà. La cui certezza ravviva di speranza il loro sacrificio.
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