Analisi
del testo "Arano"
Come è consueto nella poesia di Myricae, il
quadro appare a prima vista realistico, ma cela significati più profondi. La
lirica si apre con una serie di impressioni visive, che sembrano registrate
oggettivamente: la netta macchia di colore del pampano "roggio", lo sfondo
della nebbia che invece sfuma i contorni. Poi il quadro si precisa e si popola
di figure umane e animali in movimento. Lo stacco tra i due momenti è segnato
dal verbo "arano", a cui conferiscono particolare rilievo la collocazione
all'inizio del verso e di strofa e al termine del periodo sintattico, l'accento
sulla prima sillaba, l'enjambement, il soggetto indeterminato. La quartina
finale ribalta le prospettive. La scena è ora presentata attraverso un altr
punto di vista, quello degli uccelli, che vengono dal poeta umanizzati. Quella
che per i contadini è fatica, per gli uccelli è fonte di vita. La nuova
prospettiva introduce nella poesia un tono più gioioso, che si concreta
nell'ultima espressione fonica, in quel "sottil tintinno come d'oro" che
risuona allegro nello scenario triste della campagna autunnale e nebbiosa. Nel
paragone è celata una sinestesia, in quanto il suono evoca una sensazione
visiva, il luccichio del metallo. La poesia si chiude così con un'altra
notazione di colore brillante, in simmetria con il rosso del pampano che
"brilla" in apertura.
Analisi
del testo "Lavandare'
A prima vista si ha una registrazione di
dati oggettivi, veristici e bozzettistica: la prima terzina è dominata da
impressioni visive, giocate su tonalità spente, autunnali e per di più sfumate
dalla nebbia leggera; la seconda si incentra invece su impressioni uditive. La
quartina finale potrebbe sembrare la trascrizione di gusto veristico di un puro
"documento", di un canto popolare. In realtà tutti questi dati assumono un
valore simbolico. Si stabilisce una corrispondenza segreta tra lo stornello
delle lavandaie e il particolare dell'aratro dimenticato nel campo arato solo a
metà: gli oggetti, il campo, l'aratro, rendono un senso di incompiutezza, di
abbandono, carico di tristezza, accentuata dall'atmosfera autunnale desolata,
grigia e nebbiosa; ciò che gli oggetti esprimono è poi ripreso dal canto
popolare, che ribadisce la malinconia della lontananza, del passare del tempo, dell'attesa
inutile, della solitudine e dell'abbandono.