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L'IDEA DI INFINITO
L'uomo è un essere finito, così come è finito ciò che è direttamente conoscibile dal pensiero: il suo rapporto con la realtà che lo circonda si basa infatti sull'azione dei sensi, attraverso i quali egli ottiene la percezione primaria della realtà ed è in grado di interagire con essa. La realtà stessa ci appare finita, limitata spazialmente e temporalmente; tuttavia, non appena ci mettiamo a pensare fa la sua comparsa un'idea di infinito, un'idea che permette di andare oltre la finitezza della realtà, di individuare e concepire qualcosa che superi la pura percezione sensibile e il suo carattere finito.
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Il dilemma è stato fondamentale in tutto il percorso della cultura, divenendo esso stesso espressione di un dualismo forse più profondo che esiste, come binomio o contrapposizione, tra ragione e sentimento, tra oggettivo e soggettivo. In particolare si sono manifestati due atteggiamenti contrapposti: quello di cercare l'infinito, o gli indizi della sua effettiva presenza, nel mondo fisico, nella realtà sensibile, oppure quello di considerare l'infinito come qualcosa di trascendente, distinto dal mondo fisico. L'infinito è divenuto in tal modo uno dei più grandi temi della cultura umana: è una tematica che ha riguardato innanzitutto la filosofia, per poi estendersi alle filosofie della natura e alla scienza, e anche alle grandi correnti filosofiche successive alla rivoluzione scientifica e all'arte. In questo modo si sono sviluppate differenti correnti e concezioni riguardanti l'infinito.
Esso è stato quindi inteso di volta in volta come infinità spaziale e temporale, come assoluto, come idealizzazione; in primo luogo come illimitatezza dell'universo in cui la Terra è posta, e quindi come un infinito cosmologico che appartiene al piano della concretezza (cosmologia, discorso scientifico): si colloca in tale concezione la contrapposizione tra universo finito e infinito. A tale idea si è opposta la concezione di un infinito separato dalla concretezza, inteso cioè come assoluto che costituisce l'essenza della realtà, appartenente al piano della metafisica: è la via dell'assoluto trascendente e spirituale, alla base dell'ontologia, del quale la realtà fisica costituisce manifestazione ed espressione (filosofia ontologica, metafisica). Questa idea di infinito in qualche modo si oppone all'infinito cosmologico, in quanto all'infinito metafisico è stato fatto corrispondere quasi sempre un cosmo fisico finito e limitato. Ma esiste tuttavia una terza idea principale di infinito, ed è quella dell'idealizzazione, del totalmente altro rispetto al mondo fisico: è il piano del sentimento, del bello e dell'arte, del sublime e della natura come luogo dotato di una propria spiritualità e capace di dare all'uomo l'intuizione dell'infinito (arte, poesia, filosofia Romantica). La tensione a una realtà nella quale trovino concretezza gli ideali di perfezione artistica e intellettuale è il filo conduttore che ha guidato l'arte nella sua evoluzione, coinvolgendo anche l'indagine filosofica.
Ma l'evoluzione dell'idea di infinito non si limita unicamente all'infinito cosmologico, ontologico o idealizzato: si può infatti parlare dell'infinitamente grande o dell'infinitamente piccolo, dei limiti dell'universo o dei costituenti elementari della materia; l'infinito può assumere il carattere di un essere supremo e assoluto, o essere identificato con l'elemento divino; ma ancora più importante è la distinzione esistente tra infinito attuale e infinito potenziale, ovvero tra l'esistenza effettiva di qualcosa di infinito o la possibilità di procedere indefinitivamente, ad esempio nello scorrere del tempo, fino a raggiungere in via teorica l'infinito. Aristotele, il primo a distinguere tra infinito attuale e potenziale, negò la possibilità dell'infinito attuale nella realtà fisica; questa sua idea è stata ripresa soprattutto dalla teologia, che considera l'infinito attuale come un attributo di Dio, e ha condizionato anche l'indagine filosofica e scientifica.
Esiste tuttavia un ambito che rende concreto ed effettivo l'infinito attuale: la matematica è infatti stata interamente costruita su tale concetto, e sull'idea di infinito si basano i suoi enti fondamentali di numero e insieme. La matematica si differenzia dalle altre discipline scientifiche proprio per il fatto di considerare enti puri la cui verità è stabilita a priori, e che non è possibile riscontrare nella realtà concreta, mentre queste non possono prescindere dal piano fisico della realtà.
Nell'ambito della matematica si può inoltre parlare di idealizzazione dell'infinito: il discorso matematico costituisce un'astrazione, un'idealizzazione perfetta dell'intuizione e della ragione che viene svincolata dal concreto. Ciò mostra come nell'idealizzazione possa essere trovato un legame tra il piano della ragione e quello dei sentimenti, un legame che si esprime attraverso la tensione all'infinito che accomuna questi differenti aspetti del pensiero umano: di fronte all'idea di infinito si manifesta sempre la sensazione di indecifrabile, di sublime. Ecco in questo modo che le varie concezioni di infinito non sono opposte e nettamente separate l'una dall'altra, ma si accompagnano tra loro, manifestandosi insieme nei vari ambiti della cultura umana: ad esempio attraverso l'idealizzazione dell'infinito matematico, come già detto, o con l'idealizzazione del discorso scientifico e delle assolute leggi naturali che regolano il cosmo. Nell'infinito il piano fisico è indissolubilmente legato al piano metafisico.
La filosofia svolge in ciò il ruolo di disciplina unificante: è una disciplina capace di concentrare la sua indagine sia sull'esistenza dell'infinito cosmologico che sul piano dell'assoluto ontologico e dell'idealizzazione, e in grado di attingere all'esperienza come di agire su un piano unicamente intellettuale, facendo riferimento in ciò alla ragione come al sentimento.
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