TESTO ARGOMENTATIVO SUI PROMESSI SPOSI
Secondo
voi Manzoni esprime un giudizio negativo , di colpevolezza totale su Gertrude?
Il personaggio di
Gertrude, anche se il ruolo è abbastanza secondario, è uno di quelli più
importanti nei Promessi Sposi, tant'è che Manzoni riserva l'intera prima
cerniera, che corrisponde ai 2 capitoli 9 e 10, alle sue vicende, soprattutto a quelle passate. Infatti,
per quasi tutta la durata di questi 2 capitoli è presente un flashback, in cui
il Manzoni racconta la vita di questa monaca singolare, dall'infanzia fino
all'incontro con Lucia. Ed è proprio nel flashback che l'autore rivela le cause
del comportamento di Gertrude. La ragazza è abituata sin da piccola a un futuro
di monaca, senza che lei lo abbia mai voluto. Però in convento, durante la sua
istruzione scolastica, cambia drasticamente idea, pensando di essere lei
padrona della sua vita,e perciò vuole farlo sapere al padre. Qui commette un
grave errore: infatti sa di andare contro la decisione paterna, ma crede che
prima o poi se ne sarebbe fatto una ragione. Ciò non avviene mai e dopo quasi
un mese di convivenza difficile, in cui Gertrude scrive anche un biglietto al
paggio, l'unica persona che mostra per lei un po' di interesse, è costretta a
cedere e a prendere i voti. Quindi entra in convento, dove non si fa nessun amico,
e sfoga la sua rabbia repressa sulle giovani che doveva educare. Inoltre,
quando ormai è monaca già da un po' di tempo, intraprende una relazione amorosa
con Egidio, che la trasforma talmente tanto da farla diventare una assassina.
Bisogna però concedere molte attenuanti a questa povera ragazza per questo suo
comportamento. Lei era infatti la figlia di una importantissima famiglia
milanese ed era perciò tenuta a rispettare le decisioni sul suo futuro da parte
dei genitori, per la terribile legge del maggiorasco: così "La nostra infelice
era nascosta ancora dentro il ventre di sua madre che la sua condizione era
stabilita. Rimaneva solo da decidere se
era monaco o monaca"(CAP 9, vv 293-295). Quando, pero, nel suo cervello avvenne
"quel brulichio che produrrebbe un gran paniere di fiori appena colti messi
davanti a un alveare"(CAP 9,vv 369-371), vale a dire che si presentarono
immagini di lusso, di sfarzo, di banchetti, portate dalle sue compagne, volle
anche lei partecipare a tutto questo e scrisse quindi quella fatidica lettera
al padre. Inoltre Gertrude era totalmente dominata dalla figura del padre, che
è un vero padre-padrone, che la comandava a bacchetta e il quale non poteva
permettere che una sua decisione non venisse rispettata. Così, a causa di questa
sua eccessiva severità d'animo, una vera e propria intransigenza, tant'è che lo
stesso Manzoni non osa chiamarlo padre (CAP 10, vv 18-19), la ragazza fu
talmente umiliata che "il solo castello nel quale Gertrude potesse immaginare
un rifugio onorevole era il monastero, quindi, si risolvette d'entrarci per
sempre"(CAP 9, vv 575-577). Infine, tuttavia, alle vicende che seguirono la
monacazione e culminarono nella morte per mano sua di una conversa e del suo
stesso figlio, non si può dare alcuna attenuante: infatti l'unica vera causa si
trova in lei stessa: è perciò lei la colpevole, perché non fece "di necessità
virtù".
Molto spesso, però, il suo comportamento,
soprattutto quando gli veniva imposto, portava a conseguenze dolorose sia per
se stessa che per gli altri. Per esempio, dopo aver preso i voti, divenne
burbera verso le altre monache, associale, oltremodo severa verso le sue
alunne, cosicché non solo lei cambiò il suo atteggiamento in peggio, ma ciò
influì anche sulle altre persone che non avevano niente a che fare con i suoi
problemi. O è ancora il caso di quando si innamorò, fuori da ogni regola e logica
ecclesiastica, di Egidio. Questo, difatti, portò non solo a un cambiamento
morale di lei , ma bensì alla morte di una conversa e di un neonato: la punta
più estrema che Gertrude poteva toccare, l'omicidio. Naturalmente, come per
ogni personaggio, nel testo è presente il giudizio che Manzoni dà a Gertrude,
personaggio storico, ma ricreato e integrato psicologicamente dalla penna
dell'autore. Questo giudizio manzoniano è da dividersi in 2 momenti: nel primo
momento prova molta pietà e comprensione. Invece, c'è una seconda parte, che si
può far partire dalla parola "sventurata", in cui Manzoni è più intransigente e
aspro, proprio perché sa che Gertrude è padrona delle proprie azioni.
Per quanto riguarda
il mio parere, penso che Gertrude non abbia mai avuto una propria personalità,
ma che la sua personalità sia stata plagiata dal padre padrone: con questo
voglio dire che, anche se Gertrude aveva una certa predisposizione verso
arroganza, l'imperiosità, l'invidia e la vanità, in verità non è stata lei a
svilupparli, ma è stato il padre a incentivarli, con l'aiuto della moglie e del
principino. Perciò Gertrude è cresciuta con queste caratteristiche e quindi penso
che una buona parte della colpa per ciò che Gertrude ha fatto sia dovuta al
padre, mentre la parte restante sia da attribuire a Gertrude, che non ha
combattuto abbastanza per cercare di liberarsi da questi tratti caratteriali
che gli sono stati imposti dal padre.