Il positivismo di John Stuart
Mill: il principio di uniformità della natura
Le teorie del filosofo positivista inglese John Stuart Mill
(1806 - 1873) riguardo al metodo scientifico rappresentano il fondamento teorico per la nascita della scienza
moderna.
Mill sostiene che tutta la conoscenza possibile rientri nei
limiti dell'esperienza e che tutte le verità devono avere un'origine empirica:
quelle che oltrepassano l'esperienza vanno rifiutate perché fanno uso di
speculazioni metafisiche. Inoltre, secondo il filosofo, ogni proposizione è una
generalizzazione di casi osservati: infatti, la conoscenza scientifica, sulla
base dell'osservazione dei singoli casi, inferisce le caratteristiche
universali dei fenomeni.
Egli afferma che la scienza procede attraverso il metodo
dell'induzione, il quale si fonda sull'analogia tra fenomeni appartenenti alla
medesima classe. Infatti, secondo Mill, è legittimo generalizzare le caratteristiche di un numero limitato di fenomeni osservati in quanto
la natura presenta delle uniformità. Essa è governata da leggi in base alle
quali la scienza può prevedere i fenomeni del futuro sulla base di quelli
osservati nel passato, ossia la scienza può formulare leggi generali della
natura.
Il principio di uniformità della natura non è giustificato a
priori, ma è basato su precedenti generalizzazioni, ossia è anch'esso
un'induzione in quanto tale principio scaturisce dall'osservazione delle
somiglianze tra i fenomeni naturali.
Tale principio ha influenzato sia il mondo scientifico
contemporaneo sia quello successivo al filosofo inglese gettando le basi per la
nascita della scienza moderna il cui obbiettivo primario è proprio quello di
trovare leggi universali della natura che siano in grado di descrivere
l'essenza dell'universo e dei suoi fenomeni.